il blocco del lettore

Si parla sempre di “blocco dello scrittore” e mai di blocco del lettore, altrettanto grave e dalle conseguenze altrettanto sgradevoli.

Il primo sintomo è fissare intensamente il libro che stiamo leggendo con la speranza che questo si apra da solo e che le parole vengano lette nella nostra mente come per magia (sì, lo so che quest’idea non ha senso).

Poi si passa alla compulsiva ricerca di qualcosa da leggere, perché magari la colpa non è nostra, ma del volume che sta sul comodino. Troppo corto, troppo lungo, troppo noioso, troppo eccitante, troppo qualsiasi cosa. Colpa sua. E del libro dopo. E di quello dopo.
Così oltre che a non aver voglia di finire un libro, ti ritrovi anche con cinque o sei libri mezzo smangiucchiati.
– Pumbaa, non puoi dare un morso e poi rimettere l’insetto nel piatto!
– Ma Timon, fin che non li assaggi non puoi sapere quali sono quelli veramente teneri!

Quando comincia ad insinuarsi l’idea che forse non è il momento giusto per leggere, arriva il panico. Ma come? Sono un lettore modello, leggo ogni giorno e qualsiasi cosa, la sola idea di non voler leggere mi procura l’orticaria ed un senso di incredulità. Come si può non voler leggere?

Leggere è meraviglioso, leggere è importante, leggere è un’esperienza fantastica. Eppure leggere dev’essere innanzitutto un piacere, dunque quando la mente proprio non ci sta, prendete in mano il vostro passatempo di riserva e lasciate che il cervello si svaghi in altro modo.

Sì, il motivo per cui ho scritto questo post è che ultimamente mi va di leggere meno del solito e sì, avevo bisogno di leggere che non è poi una cosa così orrenda. Così ho scritto quello che vorrei sentirmi dire. Sorry not sorry.

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Author Overview – Rainbow Rowell

Inauguriamo questa nuova rubrica estiva con un’autrice che ho scoperto solo recentemente, ma che sto amando molto: Rainbow Rowell.
Americana, con una carriera di scrittrice per l’Omaha World Herald alle spalle, il suo primo libro viene pubblicato nel 2011. Da allora di libri ne ha scritti altri quattro, uno dei quali previsto in uscita entro quest’anno.

Bibliografia

  • Attachments – 2011
  • Eleanor & Park – 2013
  • Fangirl – 2013
  • Landline – 2014, vincitore nella categoria romanzo dei Goodreads Choice Awards 2014
  • My true love gave to me – 2014
  • Carry on – ottobre 2015

Anche se viene genericamente inserita nel genere Young Adult (Giovani Adulti) non tutti i suoi libri hanno per protagonisti adolescenti o ragazzi alle prese con le prime frasi della propria vita adulta. In ogni caso, come scrive lei stessa sul suo sito, scrive sempre di persone che parlano tanto. E di persone che pensano di aver rovinato tutto. E di persone che si innamorano.

Parole più vere non ci potrebbero essere, visto che contrariamente all’adagio ormai popolare e spesso usato a vuoto “Show, don’t tell” lei invece racconta proprio attraverso le parole dei propri personaggi. Ci sono sempre tanti sentimenti forti, in gioco, nei suoi libri, che non si risolvono con una descrizione dei comportamenti della persona, quanto piuttosto dal modo in cui il personaggio stesso parla o pensa.
Ed è proprio l’amore per la scrittura del dialogo, per l’interazione sociale, per la rappresentazione dei legami umani attraverso le parole, che si vede sin dal suo primo libro, che si apre con un fitto scambio di e-mail tra Beth e Jennifer. Arguto, simpatico e soprattutto realistico questo scambio continuerà poi per tutta la durata della storia.

Rainbow Rowell è un’autrice dei nostri tempi che riesce a parlare dei nostri tempi in una maniera cruda eppure allo stesso tempo molto semplice. Non giudica mai, nelle sue storie. Cat non è trattata come una stramba perché le piace scrivere fanfiction, Park non è sminuito nel suo essere “maschio” perché non ha quei classici comportamenti un po’ aggressivi e strafottenti che ci si aspetta da un ragazzo di diciassette anni. Lincoln non viene giudicato per la sua incapacità di dimenticare il suo amore del liceo. Gli altri personaggi agiscono di conseguenza, danno le loro opinioni, ma non sono quelle univoche verità che ritroviamo nei giudizi sociali di Dickens, per esempio.
Semplicemente sono. Sono tutto ciò che può accade
re ad una persona nella propria vita, anche se a volte può sembrare strano o fuori dal normale e a volte sono quelle cose che molte persone ritengono senza importanza, impossibili o senza fondamento nella vita reale.

In Italia, che io sappia, sono stati pubblicati solamente due dei suoi libri: Attachments, con l’orribile titolo “Per l’amore basta un clic” (che lo fa sembrare una specie di telenovela moderna) ed Elanor & Park, prima con il titolo di “Per una volta nella vita” e l’edizione successiva come “Eleanor & Park. Per una volta”.

Le mie impressioni? Per il momento ho letto solamente i suoi primi tre libri e spero vivamente di mettere le mani su Landline molto presto. Ma guardiamoli più in dettaglio:

  • Elanor & Park è il primo che ho avuto il piacere di leggere. Scelto letteralmente a caso mentre ero in Estonia e cercavo qualcosa da leggere in libreria e se devo essere sincera un po’ storsi il naso. “Sarà la solita storia d’amore tra adolescenti” mi dicevo, temendo di ritrovarmi poi con la storia scontata di turno, dove il tutto si risolve per amor di finale felice. Mai paura fu più sbagliata: la storia d’amore c’è ed è tratteggiata in maniera così autentica, così vicina a quelli che sono davvero i sentimenti che si provano quando ci si innamora davvero per la prima volta, che sono letteralmente rimasta a bocca aperta. Ma è anche una storia che parla di abusi familiari, di ragazzi che non riescono a vivere le aspettative dei genitori, di chi non riesce ad essere “dentro” perché considerato strano o anormale. C’è amore, c’è la felicità di chi riesce a ritagliarsi una parentesi di felicità in una vita che seppur breve, non è stata gentile, c’è la paura, c’è la voglia di scoprire il futuro.
  • Fangirl l’ho comprato subito dopo aver finito E&P, anche se ci ho messo un po’ per trovare il tempo per leggerlo. Nuovamente, sono rimasta sorpresa, perché siamo tutti un po’ come Cat o almeno io sono un po’ come lei: l’amore per i personaggi di finzione, talvolta l’essere fangirl di qualcosa appunto, fino a diventare un po’ strani agli occhi degli altri. Ma soprattutto perché è un bellissimo riflesso di come a volte le persone si ritagliano mondi immaginari perché hanno paura del proprio, perché non sanno come viverci, perché qualcosa le ha scosse così profondamente da avere paura. E da buona frequentatrice di tumblr, questa realtà si vede sin troppo spesso, ed io stessa mi chiedevo perché? E’ un ritratto che non è poi così lontano dalla realtà, da una certa realtà.
  • Attachments l’ho finito un paio di giorni fa. Si vede che è la prima prova letteraria di quest’autrice, tanto che il finale l’ho trovato un po’ scombussolato ed a tratti inconsistente, ma il libro in sé rimane molto bello e molto godibile. Ancora una volta i personaggi sono persone la cui vita sembra normale, eppure con i loro problemi ed i loro casini. Personaggi che vogliono crearsi una vita, altri che hanno troppa paura di farlo, altri ancora che non vogliono o non ci riescono, il tutto condito dallo scambio di mail tra Beth e Jennifer che il protagonista maschile, Lincoln, è costretto a leggere. Il suo lavoro è proprio quello di evitare che le persone usino la rete informatica dell’azienda (un giornale che di nome fa Courier) per motivi personali. Eppure è proprio alle parole delle due amiche che si appassionerà, mentre cerca di costruirsi una vita dopo l’ennesima laurea, il ritorno a casa con la madre, il tentativo di dimenticare l’unico amore della sua vita.

Sono tutti libri che ti lasciano la voglia di abbracciare il volume una volta che l’hai finito. Lo guardi, te lo rigiri tra le mani, apri le pagine nei punti migliori. Rileggi le frasi più belle. E poi ti dici: “ne voglio ancora”.

Che forse il gufo ha spiccato il volo ed è sparito?
Oh, no. Sono ancora qui, sommersa da un trasloco, una linea internet che è appena arrivata, esami universitari, caldo afoso ed un pc pieno di malware mai lasciare il tuo pc da gaming in mano ai parenti, diamine.

Abbiate pietà: tornerò presto con un restyling e qualcosa di nuovo! 😀

Perché essere felice quando puoi essere normale? di Jeanette Winterson

thumb_book-perche-essere-felice-quando-puoi-essere-normale.330x330_q95Perché essere felice quando puoi essere normale? di Jeanette Winterson (Why be happy when you could be normal?) Mondadori (collana Oscar Contemporanea)
Prezzo: 9.50
Pagine: 206
Letto in italiano
Voto:five

Ci sono persone che fanno fatica a prendere in mano le redini della propria vita per andare incontro alla meta che si sono prefissate. Jeanette Winterson non è una di queste.

Da giovanissima il pensiero che le viene davanti al rogo di libri, i libri che nascondeva sotto il materasso, che nascondeva alla vista della madre – fanatica religiosa di fede evangelica che vietava alla figlia le letture, tra le tante cose – che nascondeva anche dentro la memoria ed il cuore, quei libri che stavo bruciando consumati dalle fiamme quello che Jeanette Winterson si ripromette è: un giorno i libri li scriverò io.
E lo farà. Ne scriverà molti e uno (Non ci sono solo le arance) diventerà anche sceneggiato della BBC, attirando critiche e polemiche.

Ma sono tante le cose che questa donna deve affrontare prima di raggiungere Oxford: i comportamenti della madre depressa, una madre adottiva che la vede come culla sbagliata perché non è la figlia che avrebbe voluto. Il padre silenzioso e quasi fantasma di fronte a questi episodi. La presa di coscienza della propria omosessualità, che porterà ad un tentativo di esorcismo da parte della comunità evangelica di cui la famiglia Winterson fa parte. Il dolore dell’abbandono da parte di questa ragazza, rendersi conto che non sempre l’amore è disposto a tutto.

I libri per me sono una casa. I libri non fanno una casa, sono una casa, nel senso che, così come pari una porta, apri un libro e ci entri. Dentro trovi un’altra dimensione temporale, e un’altra dimensione spaziale.
Trovi un calore, un focolare. Mi siedo a leggere un libro e avverto una sensazione di tepore. Come mi succedeva in quelle fredde notti passate sui gradini d’ingresso.

Sin da piccola la giovane Jeanette Winterson trova nei libri un mondo dove rifugiarsi, una porta spalancata per fuggire dalla sua infanzia difficile e dal mondo della condizione dura in cui vive. Un mondo che può raggiungere semplicemente dallo scaffale della narrativa inglese A-Z della biblioteca della piccola città in cui vive. Per questa donna le storie non sono solo storie e le parole non sono solo parole: ogni racconto, poesia, narrazione, leggenda prende vita per lei e da lei, dalla sua penna. Vi sono molte citazioni, molti riferimenti a tante opere della letteratura, tutte diverse. Tutte con un particolare significato nella sua vita. Tutte si intrecciano alla sua esistenza.

E’ la vita di una persona che spesso si interroga sull’amore, dall’iniziale perdita della madre biologica alla vita con i genitori adottivi, le relazioni amorose. Dubbi, paure, insicurezze sull’amore, sull’incapacità di amare, sull’essere amata.

Opinione personale
Ho amato molto questo libro. Come ho scritto in un precedente post a tratti pareva che parlasse di me: certe paure e certi dubbi cozzano così bene con quello che sento e quello che provo che questo mi ha permesso di immedesimarmi molto bene con questa scrittrice, mai nemmeno sentita prima di  una casuale domenica mattina in libreria. Mi ha molto colpito il suo stile schietto e la semplicità con cui parla di sé stessa, lo stile genuino – io non riuscirei a descrivermi in questo modo, mi dicevo durante la lettura. E la grande conoscenza della letteratura, questo suo intrecciare la vita ai libri: anche questo ha contribuito a farmi sentire un po’ come lei, io che cito la riga di un libro ogni volta che la voce lo richiede e che mi chiedo cosa troverò nel prossimo volume che prenderò in mano? Cosa scoprirò nel prossimo libro?
In questo, di libro, di cose ne ho scoperte tante – alcune piacevoli, altre un po’ meno.
Ma soprattutto ci ho trovato coraggio e amore. Ed il coraggio di amare, anche quando non si sa come farlo.

Consigliato se
. Preferite le biografie ai romanzi
. Non avette mai letto una biografia. La storia è a tratti così incredibile che potreste far fatica a credere che sia vera
. Vi piacciono le vite non ordinarie, fuori dagli schemi

alibroapertodueWhat the fuck means “in the fandom”?

Fangirl.
Un libro che ho comprato semplicemente per il fatto che parla di una ragazza diciottenne appena approdata al college che preferisce perdersi nel mondo della sua serie di romanzi preferita (casualmente molto, molto simile ad Harry Potter) piuttosto che uscire fuori di casa per socializzare come farebbe la gente normale.

Amore per le storie, un pizzico di sentimenti, due cucchiani di ansia sociale et voilà ecco a voi servito l’utente tipo di tumblr* – in qualsiasi tipo di fandom – che si rinchiude nel mondo dei personaggi che gli piacciono.
Ma che garanzie da’ questo mondo rispetto a quello normale? Non rischia di portare un po’ all’alienazione? Perché passare secoli a ricevere feels da fanfiction piuttosto che abbracciare un amico, aiutare qualcuno, vivere gli eventi che durante una vita sicuramente ti fanno provare le stesse emozioni?

Rainbow Rowell qui parla di qualcosa di attuale e vero, in questo libro, qualcosa in cui tutti passiamo una volta nella vita. Siamo stati tutti un po’ delle fangirl o dei fanboy. E se ci scappa di rispondere anche ad uno di quei quesiti esistenziali (che, lo ammetto, riguardano un po’ anche me, come lettrice che spesso si rifugia in mondi immaginari quando qualcosa va storto o ha bisogno di conforto) tanto meglio.

*in nessun modo è qui inteso screditare i suddetti utenti. Anche io ho il mio fanblog su tumblr, ma vedo di quelle cose assurde (gente che litiga per personaggi di finzione manco ne andasse del mondo) che pormi queste domande è stato inevitabile.

Letti in Aprile

Eccomi qui, in pole position per parlarvi delle mie letture di questo mese che comprendono niente meno che due graphic novel e tre libri.

Cominciamo con le graphic novel:

Persepolis, di Marjaine Satrapi – Era un po’ che volevo leggerlo, visto che da quando è stato pubblicato (nell’ormai lontano 2000) ne ho sentito parlare molto, visto il successo e la trasposizione in cartone animato. Non ero sicura di che cosa parlasse, sapevo solo che l’autrice era una iraniana espatriata in Francia, ma in questo volume c’è un po’ di tutto: è l’autobiografia di una donna nata e cresciuta in Iran e che ha visto la rivoluzione prima e la guerra poi, e quindi racchiude un poco anche la storia di questo paese. E’ la storia dei suoi famigliari che si battono tutti, chi in un modo e chi nell’altro, per la libertà. E’ la storia di una ragazzina che per sfuggire alla guerra approda in Europa: è una storia di emigrazione, immigrazione, ricerca di identità. E’ la storia di un’adolescente che si cerca, ma non riesce a trovarsi, e che quando decide – ormai donna, ma in fondo nemmeno troppo – di tornare nel proprio paese natale scopre di essere fuori posto anche lì. Come ogni vita è la storia di tante cose, dei tanti frammenti che possono comporre un’esistenza. L’ho trovato molto bello.

Armi di persuasione di massa, abbiamo i media che ci meritiamo di Brooke Gladstone – Il fumetto non è solo un supporto visivo per raccontare storie, ma può essere usato anche come supporto ad un saggio, come accade in questo caso. L’ho trovato per caso e siccome la questione dei media mi interessa – d’altronde feci la tesina di maturità sui metodi propagandistici durante la seconda guerra mondiale ed i cartoni di propaganda degli anni ’40 sono delle vere chicche, credetemi – mi sono detta: perché no? L’autrice si concentra sui media americani, narrandone la storia e parlando di casi particolarmente significativi, mentre io speravo di trovarci una lettura più generalizzata dei fenomeni mediatici, anche se è comunque interessante (anche perché parrebbero poggiare su basi differenti dalle nostre). Sinceramente non concordo del tutto sulle opinioni dell’autrice, ma su una cosa ha centrato in pieno: abbiamo i media che ci meritiamo e se già è facile sciorinare stupidaggini nei cervelli delle persone, figuriamoci quando è la gente a chiedersele, queste stupidaggini.

Mentre i tre libri, tutti e tre in inglese questo mese, sono stati:

The Cavendish Home for Boys and Girls di Claire Lagrande – Comprato secoli or sono su BookDepository, saltato fuori tra i consigliati: “se ti è piaciuto Coraline allora potrebbe piacerti questo”. Io ho amato Coraline. Ed ho adorato anche questo libro, anche se in una maniera completamente diversa. Racconto per ragazzi, ma secondo me azzecatissimo anche per gli adulti o meglio, come me, colore che sono sulle soglie dell’età adulta e che magari hanno bisogno di una bussola. Volete essere come Lawrence – e seguire i vostri sogni e la cosa che più amate nella vita ad ogni costo – o come Victoria – la ragazza perfetta, con i voti più alti della scuola, sempre in ordine e sempre intelligente, ma con un problema: ha un solo amico, Lawrence. Che all’inizio non considera nemmeno un amico. Quale faccia della medaglia di questa società preferite? La perfezione assoluta dentro gli schemi o l’identità creativa e libera?

Aristotle and Dante discover the secrets of the Universe di B.A. Sáenz – Ci sono un sacco di segreti che l’Universo cela ai nostri occhi, uno di questo segreti per Aristotle è il suo amico Dante: Dante che ha sempre la cosa giusta da dire, Dante che è così bravo con le parole, Dante che non ha paura di mostrarsi per quello che è di fronte a nessuno, Dante che non teme il mondo. Aristotle, al contrario, è chiuso dentro se stesso come un riccio e cerca di passare inosservato – solo e in apparenza tranquillo, anche se dentro di lui si mescolano rabbia, frustrazione e proprio quella solitudine che apparentemente non gli da’ fastidio. Ci sono un sacco di cose che l’Universo ci nasconde, ma tra di esse non c’è mai l’amore: perché prima o poi arriva. Quando meno te lo aspetti, quando nemmeno pensi di volerlo. Forse proprio quando ne hai più bisogno.

Mass Effect: Revelation di Drew Karpyshyn – Stendiamo un velo pietoso su questa lettura: devo smetterla di farmi tentare dall’idea di universo espanso per gettarmi dentro i libri basati sulle saghe di videogiochi. Perché non è mai una buona idea. Ci sono di solito tre cose che si associano a Mass Effect – ed in generale alla BioWare – e sono: coinvolgimento emotivo, storie interessanti, personaggi ben caratterizzati. Che è tutto quello che manca a questo libro dalla scrittura piatta e banale e dalla storia noiosa. Pregevole il fatto di rispettare almeno le regole della grammatica (cosa che manga al primo volume di Dragon Age, per dire). La nota positiva è che il personaggio di Saren viene descritto un pochettino di più, anche se l’opportunità di tratteggiare un “buon” cattivo è totalmente lasciata andare alla deriva (cosa che mi fa venire voglia di mangiarmi le unghie sino alle cuticole) e Anderson non mi ha convinto per niente: io sono una sua fan, sono una fan dell’headcanon che lo vede come una figura paterna per Shepard, ma qui è un uomo di venticinque anni ed è la stessa, identica persona che è nel videogioco dove ne ha una cinquantina. C’è quella meravigliosa cosa chiamata evoluzione del personaggio, crescita, invecchiamento, presa di coscienza. No: Anderson è già il soldato ideale, fedele all’Allenza, con forte senso del dovere. Un pre-Shepard perfetto, anche se fallimentare e noioso per essere la stessa persona per l’intero arco della sua vita. Altro aspetto negativo della narrazione è il continuo salto un po’ sconclusionato tra punti di vista, nello stesso capitolo, ma fatto a caso proprio come quando la Mediaset ti taglia i pezzi clou del film per farti vedere la pubblicità.
Devo andare avanti? Voi non volete che io vada avanti, vero? Bene, allora: non ve lo consiglio proprio. A meno che non vogliate leggervi una lunga, lunghissima entrata del codex. Però noiosa.

E voi? Quali sono state le vostre letture di aprile? 🙂

Oltre all’italiano – Qualche suggerimento per leggere in un’altra lingua

Sperando di aver instillato, con il mio articolo di ieri, almeno la voglia di provare a leggere in una lingua nuova, come si può cominciare a leggere in una lingua straniera?
In fondo è difficile, ma è soprattutto questione di abitudine – esattamente come leggere in italiano.

  • Armatevi di un buon dizionario. Qualunque sia il vostro livello di lessico, ne avrete bisogno. Per questo, se avete un e-reader con un buon dizionario bilingue (o monolingue), vi consiglio di cominciare con quello per non dover cercare ogni volta tutte le parole. La funzione del kindle – che con il nuovo aggiornamento salva tutte le parole evidenziate in un file a parte, prendendo come esempi proprio le frasi dai libri che avete sul dispositivo – è molto utile in questo caso, moderno quadernino delle parole nuove che facevano fare alle elementari e medie.
  • Non perdetevi d’animo se inizialmente non ci capite niente. Che sia una frase, una pagina o cinque pagine, lasciatevi del tempo per ingranare la marcia. In fondo è una lingua diversa.
  • Non concentratevi esclusivamente sulle singole parole, ma sul significato della frase o del paragrafo nella sua interezza. Un consiglio molto scolastico eppure molto utile: se avete colto il significato di ciò che viene detto è positivo, anche se di quella singola, maledetta parola, ancora non conoscete il significato. Imparare a dedurlo dal contesto, comunque, è sempre molto utile ed alla base di una lettura più scorrevole. Personalmente mi è anche più utile a ricordarmi i termini, perché cercare valanghe di parole sul dizionario spesso significa farsene uscire dalla mente un sacco.
  • Scegliete un libro alla vostra portata. Se cercate autori classici scegliete qualcosa di relativamente leggero o dal linguaggio poco complesso. Se puntate su libri contemporanei ci sono dozzine di racconti per ragazzi che si rivelano interessanti anche agli adulti. Anche fumetti e graphic novel possono essere un’alternativa, perché no?
    Il primo libro che lessi in inglese fu Orgolio & Pregiudizio che trovai relativamente semplice, visto che il linguaggio non era troppo distante dall’inglese moderno, ma soprattutto perché in italiano l’avrò letto almeno una decina di volte e lo so praticamente a memoria. Leggere la versione originale di un testo che conoscete già è un ottimo modo per aiutarvi nella lettura.

E non dimenticate di farmi sapere come va! 😀

Oltre all’italiano – Leggere in lingua originale

L’eterno dilemma del lettore: leggere in lingua originale o non leggere in lingua originale?
Tra tutto il mare di opinioni che mi è capitato di sentire qualche tempo fa a riguardo la prima cosa che mi è venuta in mente è: ovunque, dovunque e comunque leggi. Ed in verità la questione è piuttosto semplice e si riduce semplicemente a questo.

La lettura è un’attività che deve recare piacere, innanzitutto, dunque è inutile impostarla sul dover o non dover esercitarla in un particolare modo soprattutto se il modo che scegliamo – o che avevamo scelto – non ci piace o ci impedisce di goderci il libro. L’importante è non farsi prendere dallo snobismo, sia da parte di coloro che orgogliosamente precisano che “sono italiano e quindi perché dovrei leggere in una lingua diversa?” sia di chi, all’esatto opposto, si fa prendere dall’esterofilia e legge sempre e solo romanzi in lingue straniere.

E tra questi ultimi ci sono anche io che con la scusa dell’università ho passato quasi un anno a non aprire più un libro nella mia lingua, spesso complice il fatto che tanto questo libro è stato scritto in inglese, dunque perché comprare la traduzione e il motivo più popolare tra i sostenitori della letteratura in lingua originale: probabilmente questo libro non arriverà mai in Italia o ci metterà secoli, chi me lo fa fare di aspettare così tanto?
Eppure io di questa scelta mi sono pentita, tanto che mi sono ripromessa – con l’inizio del 2015 – di leggere di più in italiano e di autori italiani, vecchi e nuovi che siano, perché di farmi scappare i buoni autori nostrani e non sapere di che cosa scriviamo adesso non mi piace. In fondo la letteratura è anche il riflesso del popolo che ne usufruisce.

Come studentessa di lingue straniere però non posso che invogliare chiunque ne abbia la possibilità, ad aprire un romanzo in lingua originale. Perché oltre al lato più pragmatico – arricchire il lessico ed imparare meglio la lingua – c’è anche un lato un po’ più sottile: ogni lingua ha una sua struttura, diversa dalle altre, ed ogni lingua convoglia il messaggio in maniera diversa. Due autori della stessa epoca che parlano delle stesse cose, ma in due lingue diverse, non impostano mai il proprio messaggio nella stessa maniera proprio per il linguaggio differente in cui si esprimono e per il retroterra culturale in cui sono nati che a maggior ragione viene meglio espresso nella lingua nativa.

E voi? Leggete solamente in italiano o vie siete avventurati nei libri scritti in altre lingue?
Che cosa avete letto o cosa vi piacerebbe leggere?
Non dimenticate di farmelo sapere! 😀

(Un altro) Liebster Award, ed. 4.0

Ed eccomi qui a ringraziare nuovamente Jo per avermi nuovamente citata per il Liebster Award soprattutto perché non ho affatto mantenuto la mia promessa di scrivere ed impegnarmi di più, ma che volete sono pigra e procastinatrice io.
Questa volta si è evoluto e l’edizione è diventata la 4.0 – anche se le altre due devo essermele perse, sarà che io sono sempre con il naso nei libri.

Regole del Liebster Award 4.0:

  • Ringrazia il blog che ti ha nominato
  • Rispondi alle 10 domande che ti ha posto
  • Scegli 10 blog da nominare
  • Poni 10 domande
  • Comunica la nomina ai blog scelti
  1. Qual è la disavventura peggiore e più divertente (a posteriori) che ti sia mai capitata in viaggio?
    Ok, non è divertente ma: lo scorso gennaio mentre ero a Tallin devo aver mangiato qualcosa che mi ha scatenato una qualche reazione allergica parecchio pesante e mi sono coperta di bollicine rosse. Da capo a piedi. Ero in panico e non sapevo che diamine fare, perché sembravo una specie di appestata e mi vergognavo anche solo a far vedere quel poco di mani e viso che in un clima così freddo ti rimangono fuori dai vestiti. Ho saltato un giorno di lezione, e mi sono nascosta nel letto dell’ostello cercando di ignorare la cosa mentre aspettavo che la crema al cortisone (comprata in farmacia là, fortuna che l’infermiera parlava inglese) mi ha dato. Dopodiché, non sapevo che cavolo avessi mangiato, ho vissuto i restanti giorni a sandwich, tramezzini e qualche panino del McDonald con occasionale piatto di pasta. Non ho mai odiato tanto le ore dei pasti in vita mia.
  2. Qual è la tua Top 5 di canzoni da buon umore?
    Più che canzoni da buonumore io ho canzoni da “tirati sul il morale e kick ass!” – che probabilmente dice molto di me – e tendo a cambiare canzoni preferite come gli alberi perdono le foglie. Ultimamente sono tornata un po’ al rock, ma il folk rimane sempre una parte di me:

    Ryan & Rachel O´Donnell – Promise
    Florence & The Machines – You’ve got the love (& Dogs Days are Over)
    Eric Clapton – Layla
    Starset – Carnivore (in generale Transmission è il mio album preferito negli ultimi tempi)
    Breaking Benjamin – Until the end

  3. Devi organizzare una festa a tema. Che tema scegli? L’Inghilterra. Come la festa che Rory organizza a Logan prima che parta per Londra
  4. Quali sono i tuoi guilty pleasures?
    Il mio trashblog su tumblr, dove passo il tempo a parlare di Mass Effect e Dragon Age – Il cioccolato ogni sera – Comprarmi qualche libro ogni mese – Leggere, leggere tanto – Riguardarmi Una Mamma per Amica ogni singola volta che lo danno in televisione (e con il tenore di La 5 significa che lo guardo spesso)
  5. Perché hai aperto un blog?
    Perché mi piace scrivere di quello che mi piace, mi piace comunicare con gli altri e perché il bello di internet è che tutti possono dire la loro. E io ho sempre molto da dire
  6. Se potessi avere una vita bonus chi saresti? Che lavoro faresti? In che città vivresti? E via discorrendo.
    La mia vita bonus probabilmente si svolgerebbe nel passato e non nel presente. Sono molto incuriosita dal passato, dalla storia, da come le persone vivevano in quell’epoca che noi idilliacamente identifichiamo come più semplice anche se in verità semplice la vita non è mai stata. Quindi la mia vita potrebbe essere molte vite: vorrei vedere se la vita nel Medioevo era brutta come la si dipinge, vorrei vedere i risvolti che le grandi scoperte geografiche e scientifiche hanno portato nella società, vorrei vedere come le persone cambiano le proprie idee, se le società gilaniche erano come ce le dipingiamo noi femministe moderne, come la gente si faceva la guerra, amava e cresceva. Se inventassero una macchina del tempo probabilmente la userei molto spesso.
  7. Quale sarebbe il tuo piano d’azione in occasione di un’invasione zombie?
    Qui casco male: sono l’unica persona che conosco ad avere una paura acuta per gli zombie, una vera e propria fobia. Ho passato un periodo a fare incubi riguardo agli zombie. E detesto l’idea di un’invasione zombie. Per cui credo che impazzirei – letteralmente! – e mi ritrovereste chiusa in uno sgabuzzino in preda ad una crisi isterica.
  8. Qual è il tuo genere di libri, di film e di musica preferito?
    Libri: fantasy e classici
    Film: animazione e fantasy
    Musica: folk, rock, metal & strumentale
  9. Quale superpotere vorresti avere?
    Hmmm…vorrei tanto potermi trasformare: sia fisicamente io (sono sempre stata una grande fan dei metamorfomagus di Harry Potter, mea culpa) che in animale (sono sempre stata una grande fan anche degli animagus di Harry Potter). Poter vedere la notte con gli occhi di una civetta, il bosco con gli occhi dell’orso, ed il divano con gli occhi del gatto: una vera meraviglia.
  10. Una prozia multimilionaria spunta fuori all’improvviso e ti vuole fare un regalo di compleanno anticipato, che cosa vorresti?
    Ditemi che sarò venale, ma io le chiederei di firmare una bella carta in cui accetta di pagarmi gli studi – qualsiasi essi siano in qualsiasi ambito ed in qualsiasi paese io scelga di portarli avanti. Perché in questo momento l’unica cosa che vorrei tanto è qualcuno che sostenesse economicamente non me, ma la mia carriera universitaria.

E arriviamo all’ultima parte, quella dei dieci blog da rinominare: siccome, come già detto, a disposizione ne ho pochi – perché ne seguo tanti e leggo attivamente veramente troppo pochi, oltre ad aver già premiato alcuni con altri Liebster – taggo te.
Sì, proprio te che stai leggendo.
Se hai un blog o scrivi da qualche parte nel mondo dell’internet e capiti qui, sentiti preso in causa ed in pieno diritto di postare questo premio – d’altronde lo scopo è far conoscere i blog che si apprezzano e di far conoscere un po’ più di sé stessi. Per cui non siate timidi 😉

Le domande cui rispondere ve le lascio qui sotto:
1. Ultimo libro letto?
2. Cinque cose di cui non puoi fare a meno
3. Cinque cose inutili che però non hai il coraggio di buttare
4. Stark, Lannister o Targaryen?
5. Stai camminando in un sentiero di campagna, al bivio giri a destra o a sinistra?
6. Quando è stata l’ultima volta che hai preso in mano una matita/penna/pastello e hai disegnato?
7. Creatura soprannaturale preferita?
8. Fantasy o fantascienza? O nessuno dei due?
9. Qual è la cosa che più desideri in questo momento? E cosa puoi fare per ottenerla?
10. Cosa vedi fuori dalla finestra della tua stanza?

alibroapertodue

Perché essere felice quando puoi essere normale?

Ho comprato questo libro per impulso, perché un titolo che è anche una domanda così forte e potente e che contiene dentro di sé tante parole – dette e non dette – deve avere per forza qualcosa di interessante da raccontare, qualcosa che vale la pena scoprire.
Perché quando l’autrice (Jeanette Winterson) sembra parlare a te – e di te – significa che tra le mani non hai solamente un libro. Non hai solamente il frammento della vita di qualcuno che si racconta. Hai davanti una serratura, un piccolo buco, che ti permette di sbirciare nella vita di tante persone che con una domanda del genere ogni giorno devono farci i conti.

Perché ci ostiniamo a voler essere felici, a ricercare ciò che ci piace, a trovare uno scopo, piuttosto che deciderci ad essere normali e adattarci dentro alla trama di un arazzo che hanno deciso per noi, talvolta persino prima che nascessimo?
Forse è “semplicemente” il fatto che il posto che hanno tenuto da parte per noi in questa trama non è il nostro, non ha la nostra forma.

Sono solamente all’inizio del quinto capitolo – pagina 47, è anche piuttosto breve – ma ogni parola è una scoperta, poetica, pregna di significato.
In fondo a me i libri piacciono così.