Che forse il gufo ha spiccato il volo ed è sparito?
Oh, no. Sono ancora qui, sommersa da un trasloco, una linea internet che è appena arrivata, esami universitari, caldo afoso ed un pc pieno di malware mai lasciare il tuo pc da gaming in mano ai parenti, diamine.

Abbiate pietà: tornerò presto con un restyling e qualcosa di nuovo! 😀

Advertisements

Appunti teatrali – Il vizio dell’arte

Metateatro. Ricorda le lezioni di quinta superiore su Pirandello, ma in realtà non c’entra proprio niente. Il tema è completamente diverso, qui il filo conduttore è il motivo per cui si fa arte ed anche che cosa sia l’arte, nella vita di un poeta che alla sua veneranda età non sa più quasi che cosa fare.
Un poeta senza passione, l’avrà forse persa per strada?
C’è tanto, in quest’opera non si può negare: rapporto tra arte ed artista (tra l’opera e lo scrittore), tra l’arte e la vita, ed il posto che l’arte occupa nella vita, al giorno d’oggi. Il rapporto tra il drammaturgo e l’attore, l’attore che va coccolato come un bambino, perché una minima critica lo innervosisce – è suscettibile, in fondo è un’artista. Ma per essere un’artista è anche un po’ meccanico, quest’attore che non si arrende al volere del regista, il quale peraltro non si attiene al volere del drammaturgo che ha le mani nei capelli perché non si rispetta la sua arte.
Attori che a turno hanno i loro complessi: non posso interpretare qualcuno di così giovane, non è così facile ricordarsi tutte le battute a quest’età – con queste rughe che ti solcano il viso – non è così facile fare l’attore quando la tua parte che all’inizio sembra importante è invece piuttosto secondaria e nessuno ascolta il tuo parere a riguardo.
Rapporti, relazioni.
Tra cosa l’autore è, e cosa invece l’autore scrive.
Tra l’opera e la vita reale, entrambe con una conclusione differente. Nel teatro non ci puoi mica mettere tutto quel che c’è nella vita vera, un pochettino bisogna anche lasciarlo sognare, le spiegazioni non sono certamente sempre necessarie. Lo spettatore deve poter intuire – deve, davvero? Intuirà la cosa giusta?
E lo scrittore avrebbe voluto questo? Stava facendo parlare lui, dopotutto, non si può certo muovere un carattere come piacerebbe a noi.

Oggi sono andata a vedere Il vizio dell’Arte (The habit of art) di Alan Bennet, al teatro Elfo Puccini di Milano.
Era una vita che non andavo a vedere una rappresentazione teatrale e probabilmente ancor di più che non ne vedevo una seria, dunque l’ho apprezzata tantissimo.
E l’ho apprezzata anche per il suo contenuto, che mi ha fatto nascere tanti pensieri (più o meno profondi) di cui il piccolo estratto che vedete non è che il ricordo del momento in cui il pensiero si è fatto spazio per poi venir dimenticato nella scena successiva. Perché purtroppo era tutto molto veloce – andava tutto coi ritmi di una prova teatrale, dopotutto – ed i pensieri si affollavano nella mente, sui temi più disparati. Cercherò sicuramente il libretto, di modo da potermici soffermare di più.
Se ne avete l’occasione, vi consiglio vivamente di assistere alla rappresentazione – che se non sbaglio rimane fino al 16 novembre.