Letti in Marzo – March wrap up

Marzo, come febbraio, non è stato un mese particolarmente brillante per le letture – speravo di leggere decisamente di più. Non che abbia molta scelta, se voglio terminare i libri per gli esami devo leggere sicuramente di più.

Dunque, cosa ho terminato questo mese?

Le dame di Grace Adieu ed altre storia di magia di Susanna Clarke – Preso in biblioteca per sfizio, data la copertina graziosa, si è rivelata anche una lettura molto graziosa. A tratti un pochettino lenta (ma sto leggendo anche un altro libro di questa autrice ed è lo stile), ma veramente molto carina. L’atmosfera tipicamente fiabesca si mescola ad una visione del popolo fatato e della magia molto shakesperiana, mentre il mondo umano è rappresentato come in un romanzo di costume ottocentesco, e pur essendo elementi che appaiono distanti tra loro, l’autrice è abilissima nel mescolare queste atmosfere – tutte tipicamente inglesi e devo dire che tipicamente inglese è un buon modo per descrivere la sensazione che danno i suoi lavori – rendendo un lavoro davvero molto gradevole da leggere, per niente pesante e anzi ottimo per un momento di tranquillità. Rigorosamente con una tazza di té in mano!

La casa degli spiriti di Isabel Allende – Grande lettura di febbraio/marzo e libro che sono sicuramente di aver letto. Non l’avrei mai preso in mano se non fosse stato per il club del libro che un’amica ha messo in piedi (e qui vanno tutti i miei ringraziamenti) perché non è assolutamente il mio genere. Ma la Allende ha veramente una grandissima capacità descrittiva ed è capace di narrare gli eventi con una realismo ed una crudezza che hanno disarmato pure me – che non sono leggera di stomaco e non mi scandalizzo per la volgarità. Mi è piaciuto veramente molto il suo stile, questo narrare le vicende famigliari concentrandosi ogni volta su un personaggio diverso, e soprattutto mi sono piaciuti i personaggi strampalati, diversi. Non che ci sia molto di normale nelle figure umane che vengono tratteggiate, ma lo prendiamo come dettaglio. E’ stato sicuramente una rivelazione, in positivo, e magari quando troverò il tempo prenderò in mano altri suoi libri (magari qualcuno più corto o semplicemente meno pesante).

La vita perfetta di William Sidis di Morten Brask –  C’è un motivo buffo per il quale ho letto questo libro: un giorno il mio ragazzo si è presentato parlandomi della persona con il QI più alto mai registrato nella storia – William Sidis, appunto – e si è messo a sciorinare tutte le sue prodezze. Molto tempo dopo mi sono imbattuta nel libro e, essendo comunque piuttosto piccolo e incuriosita da questo “caso umano”, ho deciso di lasciar parlare la mia curiosità. Non è una biografia vera e propria, perché anche se fondata su dati accurati (scritti, diari e testimonianze varie) l’autore ha tinto di romanzo i fatti – anche perché di sapere che cosa passasse per la testa a questi personaggi non c’è più modo. Eppure mi ha colpito molto, non tanto per le meraviglie che questa persona è riuscita a fare – tipo imparare il latino da solo, fare una presentazione sulla geometria non euclidea all’età di 11 anni davanti a professori riuniti di Harvard, MIT e quant’altro etc. etc. – ma per il comportamento delle persone intorno a lui (ovvero, principalmente i suoi genitori) e di lui stesso nei confronti di questa dote che altor non era che l’intelligenza. E’ stata una lettura interessante e molto triste allo stesso tempo.

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OwlCrate – La scatola delle sorprese (letterarie)

L’altra sera guardando questo video di LittleBookOwl – una delle mie booktuber straniere preferite – ho scoperto questa cosa meravigliosa che è OwlCrate.

L’idea – che mi dicono dalla regia si sta diffondendo un po’ in tutti gli ambiti, come make up e videogiochi – è che una volta al mese il postino bussa alla tua porta e ti consegna una scatola misteriosa, contentente un libro misterioso insieme ad altri misteriosi gadget che hanno a che fare con il mondo dei libri.
La scelta del libro, oltre ad essere guidata dal tema del mese, ricade sempre su titoli pubblicati non più di 45 giorni prima della data di spedizione – titoli quindi nuovi, di modo da non creare doppioni nelle librerie – di genere Young Adult e giù di lì.
Inoltre vi spediscono con amore gadget relativi al suddetto libro (per marzo, ad esempio, c’era il poster con la copertina di A Darker Shade of Magic) nonché altri meravigliosi oggettini a tema: segnalibri piuttosto che gioielli o bigiotteria.

Come potete immaginare io sono qui che vorrei tanto, ma tanto tanto, poter avere almeno una di queste meravigliose scatole: il primo motivo è che amo le sorprese e la tortura psicologica che riesco a farmi e l’aspettativa che mi si crea dentro è degna solamente del Leopardi nel momento più disilluso della sua vita (con la differenza che io, dopo, sono contenta lo stesso). Il secondo motivo è che l’idea è assolutamente splendida e non c’è davvero un motivo per volere un libro recapitato alla tua porta, no?

Il problema è il costo: 29.99 $ per la scatola e quasi altrettanti (19.99 $) per la spedizione con un totale di quasi 50 dollari che con il cambio sfavorevole attuale diventano buoni 47 € con la quale da BookDepository compro tre o quattro libri (anche cinque, visto che ultimamente hanno delle belle promozioni).

La buona notizia è che le vendite sono talmente esaurite che fino al 21 di Aprile non riaprono le iscrizioni per maggio ed i mesi successivi ed io posso fare in tempo a dimenticarmi di questa cosa (il che è assolutamente improbabile) oppure chissà, l’economia potrebbe ribaltarsi in venti giorni ed il cambio sarà dalla mia parte.
In fondo, è bello sognare 😀

Gli acquisti di Marzo

marzoMarzo è stato il mese dei buoni propositi e l’ho cominciato con l’idea di non comprare nemmeno un libro.
Sono sicura che già sapete che non ho potuto resistere al richiamo delle carta, ma sono arrivata sino al 21 senza un solo acquisto il che è un record, per gli ultimi tempi.

Il primo libro della lista è in realtà un e-book: l’opera completa di E.A. Poe, acquisto impulsivo dettato dal fatto che era a 0.99 € sul Kindle Store come offerta lampo. Visto il mio rinato interesse per questo autore mi sono detta: perché non sfruttare l’occasione? In edizione Sperling&Kupfer, il classico Mammut per intenderci, contiene tutti i racconti e le poesie, oltre che il Gordon Pym.

E’ stata poi la volta delle novelle di Čechov, in edizione Garzanti. A dirla tutta questo acquisto è stato motivato dalla necessità: è infatti nel mio programma di letteratura russa, assieme ad altre raccolte di racconti di Dostoevskij, Turgenev e compagnia bella (sulla quale devo ancora mettere le mani).

E siccome non c’è acquisto obbligato che non diventi un piacere, per controbilanciare ho comprato anche La fabbrica delle Meraviglie di Sharon Cameron. Sono stata attratta dalla copertina graziosissima e dall’aria vagamente steampunk e auna volta aperto sapeva di cose graziose e aveva un vago retrogusto da romanzo di Jane Austen. Quindi, convinta e interessata, me lo sono portato a casa.

Poi, e anche qui strettamente legato all’attività universitaria, ho comprato anche la Norton Anthology of American Literature ma di questa è meglio non parlare visto il costo esorbitante :’D

Liebster Award

Sorpresa delle sorprese, mi è arrivato il Liebster Award. Visto che è un periodo in cui, per vari motivi, questo blog sta cominciando a navigare in alto mare mi ha fatto piacere e sicuramente cercherò di essere più attiva (ci ho messo più di una settimana per pubblicare questo, tanto per dire. Ma sono davvero presa e ho poco tempo per scrivere)
Ecco dunque le regole:
. Ringraziare il blog che ti ha nominato
. Rispondere alle 10 domande
. Nominare altri 10 blog con meno di 200 followers
. Comunicare la nomina ai 10 blog candidati

Quindi innanzitutto un grazie a Jo – il suo blog è molto divertente e parla di molte cose attuali, dunque fateci un salto mi raccomando! 😉
E via con le dieci domande! 😀

Perché hai aperto un blog?
L’idea per questo blog è nata intorno a fine settembre: volevo un angolino dove poter parlare non solo di libri, ma anche e soprattutto di letteratura. La mia idea era quella non di fare un blog unicamente di recensioni, ma di riflettere sulla letteratura – i suoi temi, il ruolo nella nostra vita, i generi e gli autori. Questo perché la letteratura è sempre stata una parte importantissima della mia vita sin da quando ho memoria al punto che è anche l’oggetto dei miei studi universitari e, lo spero vivamente, del mio futuro lavoro. Non so se farò la professoressa, la critica letteraria, la giornalista o che cosa, però volevo cominciare a muovere i primi passi in questo ambiente, nel mondo del “anche io ho un pensiero mio riguardo ad un testo” ed un blog mi sembrava l’occasione migliore per poterlo fare.

Ci parli un po’ delle tue passioni?
Della letteratura/lettura ho già parlato dunque forse è il caso di non dilungarsi troppo su questo argomento. L’unica cosa da aggiungere è che sono una grande patita del genere fantasy – ma forse questo si capiva già – nella maggior parte delle sue declinazioni.
Potremmo classificare come passione anche il mio interesse verso il Regno Unito e l’Irlanda, interesse verso la loro cultura e la loro storia, che più che passione è vera e propria anglofilia.
Sono una esagerata fan del té caldo al punto da soffrire spesso di insonnia perché sono sensibile alla caffeina, ma non riesco a non bermi almeno una tazza ogni giorno di questa meravigliosa bevanda che gli Dèi hanno deciso di donarci.
Ultima, ma non ultima, la mia passione per i videogiochi, in particolare i giochi di ruolo e posso senza vergogna ammettere di essere una BioWare trash girl. I miei preferiti, se ve lo state chiedendo, sono la serie di Dragon Age, Baldur’s Gate e Portal.

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?
Sicuramente tanto: ci piace usare la parola social ultimamente e in fondo il blog segue le stesse linee di qualsiasi altro social di oggi. Cercare altri blog che parlino di cose che ci interessano, interagire, è fondamentale per non rimanere in quell’angolino di web che è il nostro dominio. E’ anche vero però che mi sembra che non sempre la gente sia disposta a commentare tanto quanto mi sembra accada su altre piattaforme.

Di che cosa parli nel blog?
Principalmente di letteratura, libri e tutto ciò che può essere ad essi correlato. Ho una rubrica in cui mi concentro sul genere fantastico, una per quei pensieri lampo che mi vengono mentre leggo, una per le citazioni, ed una (che aspetta di essere inaugurata da un po’) sugli autori un po’ meno conosciuti.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?
Personalmente con altri blogger, mai. Ci sono alcune persone che leggo con piacere e che seguo volentieri, purtroppo però io sono una di quei succitati elementi che si fa problemi a commentare i post degli altri (per la serie che riesco ad essere timida anche su internet, esattamente).

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?
Mi piacerebbe tenere questo blog attivo in maniera costante, ma purtroppo tra l’università e le altre cose della vita ho meno tempo per i miei articoli di quello che in realtà vorrei, il che mi rincresce perché mi piace molto scrivere. Vorrei poterci investire più tempo e vorrei vederlo diventare un blog interessante. Non mi interessa parlare delle ultime uscite o dei libri più popolari, vorrei che la gente trovasse qualcosa che stimoli il pensiero critico riguardo quella azione apparentemente semplice che è la lettura.
Mon dieu, che esagerazione vero? xD

La cosa che sai fare meglio?
Oltre a leggere e saltare fuori con battute estemporanee?
Sinceramente non saprei, so mettere un sacco di impegno nelle cose che faccio quando credo che siano apprezzate o siano utili.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Ultimamente molto meno del dovuto e questo mi fa sentire enormemente in colpa, perché se dedicassi un’oretta a scrivere per il blog tutti i giorni avrei il calendario pieno.
Nei periodi in cui mi ci dedico abbastanza, un paio d’ore ogni due giorni credo.

Come nascono i tuoi post?
Gli articoli generali sulla letteratura sono principalmente riflessioni personali che nascono dalla lettura e dallo studio che faccio in università. Per la serie del fantastico venerdì, infatti, tendo a rifarmi a molti concetti studiati nei corsi di letteratura inglese contemporanea ed ottocentesca soprattutto, oltre che ai libri che ho letto.
Di solito mi dico che sarebbe davvero bello parlare di qualche cosa (ho una lista di post mai finiti riguardanti le cose più disparate, dal bisogno umano della lettura all’uso degli e-reader e degli audiobook od alla lettura in lingua, piuttosto che certi particolari temi) e niente proprio come alle superiori mi faccio una scaletta di ciò che voglio dire e poi cominico a buttare giù gli articoli. Spesso ho anche una brutta cartacea come prima fase del lavoro, perché non sempre ho il pc a disposizione quando scrivo.

Ed ora è il tempo delle nomine – purtroppo per voi non ho dieci blog, perché leggo soprattutto in inglese e perché qualche tempo fa ricevetti un altro award sul mio blog personale e le mie letture non si sono particolarmente estese nel frattempo. Per cui, vi lascio questi:

http://thebluechicory.blogspot.it/
https://contesdujouretdelanuit.wordpress.com/
https://zahrayakine.wordpress.com/

Letti in Febbraio – February Wrap Up

Febbraio è stato un mese di letture tranquille, che è cominciato con due libri finiti in pochi giorni e terminato con un ritmo un po’ più lento.

  • When Women Where Warriors di Catherine M. Wilson, rilettura del primo libro di questa trilogia che speravo di continuare, ma poi ho rimandato l’acquisto del secondo volume (per sensi di colpa nei confronti dei libri che dovrei leggere e che invece stanno lì ad aspettare inutilmente). Sono secoli che vorrei scriverne una bella recensione, ma per il momento lasciate che vi dica questo: è una storia di amore, di coraggio e di crescita narrata con uno stile un po’ fiabesco, che attinge alla tradizione della narrativa orale, che è anche molto semplice – nel caso stiate cercando un libro con cui cominciare le letture in lingua questo è perfetto.
  • Le Tombe di Atuan di Ursula K. Le Guin. Esatto, ho reperito il secondo volume del ciclo di Terramare. E wow. Devo dire che fino a che non è comparso Ged mi chiedevo dove volesse mai andare a parare il libro. Adesso mi chiedo, visto che è stato così ampiamente introdotto questo nuovo personaggio, dove voglia andare a parare (e non voglio cominciare a shippare questi due meravigliosi ragazzi insieme, ve ne prego, di fandom ne ho già abbastanza di mio). Comunque ho trovato la descrizione di Ged in questo libro tremendamente bella, anche perché a tratti malinconica. Aww, the feels.
  • Il blu è un colore caldo di Julie Maroh. Graphic novel che racconta la storia d’amore tra due ragazze – Clémentine ed Emma – focalizzandosi sull’aspetto della presa di coscienza della propria sessualità, dell’accettazione di sé stessi che passa per l’accettazione degli altri, e di come la società possa guidare ed indirizzare la tua vita ed i tuoi sentimenti senza farsi nemmeno uno scrupolo. Bellissima (mi sono piaciuti moltissimo i disegni ed i colori, un po’ meno forse certe parti del testo), commovente, piena d’amore, di inquietudine adolescenziale, di rabbia, di paura, di confusione. Era da molto che non piangevo durante un libro ed era da molto che non leggevo qualcosa che mi colpisse in maniera così forte. E’ come ficcare la testa in una campana, con qualcuno che ve la fa poi risuonare nelle orecchie. E ti rimane dentro.

Per essere sinceri ho cominciato anche La casa degli spiriti di Isabel Allende, che ho finito stamattina. Quelle ultime cinquanta pagine mi hanno fregato, maledétte!

E dunque, dei due libri estratti dal barattolo della TBR?
Purtroppo me li sono persi sotto la tonnellata di libri che ho preso in biblioteca. Dunque per questo mese siamo a posto.
Marzo sarà pieno di letture universitare, vediamo che cosa riesco a metterci di mezzo…
Stay tuned! 😀

Il Vichingo di Tim Severin

5b8eIl Vichingo di Tim Severin (Odinn’s Child, Viking #1)
Piemme edizioni
Letto in italiano
Pagine: 383
three

In questo preludio alla storia di Thorgils, che racconta dei suoi primi vent’anni di vita, quella che si vede è la figura di un bambino, di un ragazzo e poi di un giovane uomo, la cui sorte non gli permette di fermarsi mai troppo nello stesso luogo, ma che non se ne lamenta – anche se a volte mi veniva da pensare “Ma non hai voglia di smettere di correre e riprendere fiato?” – perché ispirato dalla figura mitica di un altro grande viaggiatore e cercatore di conoscenza: Odino.
A Thorgils vengono infatti insegnate le Antiche Abitudini prima da due uomini della casa di suo padre e poi da un vero sciamano/stregone che lo inizia alla conoscenza più raffinata dei miti, delle figure divine, delle rune e dei galdr.
In cerca delle origini della madre ed in balia della fortuna, Thorgils finirà dall’Islanda all’Irlanda e qui, sempre per il volere del fato – o delle Norne, in questo caso – si ritroverà a girare questa terra in compagnia di un brithemen, ovvero una figura discendente da quella degli antichi drui – i druidi – che si occupa di medicina, di poesia e in particolare dell’ordine e del mantenimento della legge e dell’equilibrio naturale.

Tutte le figure che ispirano Thorgils in questa prima parte della sua vita sono figure di eloquenza, figure che lo spingono ad approfondire la propria conoscenza da ovunque essa possa derivare – dalle rune, dalle antiche usanze scandinave, da quelle irlandesi, dalla natura, dallo scalpellino del monastero, dal fabbro o dai tomi in latino della biblioteca – con Odino sempre intesta, a far da ispirazione e punto di arrivo, maestro attraverso le storie che narrano di lui e delle sue gesta.

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La narrazione in prima persona, che in un romanzo autobiografico dona sicuramente spessore alla storia, diventa però un’arma a doppio taglio perché si rischia di di scadere in particolari minimi e di nessuna importanza che non vanno ad arricchire la scena, ed in particolare qui più che altro ci sono alcune ripetizioni e talvolta anticipazioni di episodi successivi che però non sempre rientrano bene nella narrazione.
Lo stile narrativo, nel complesso, non mi ha fatto impazzire e purtroppo non mi ha permesso di godermi appieno la storia, che in sé trovo interessante e ricca di alcuni personaggi particolarmente significativi– Thrand ed Eochaid per esempio – e spesso mi sembrava di avere in mano un libro infinito e che non avrei mai terminato la lettura. Ebbene sì, in certi tratti diventa un po’ tedioso e noioso.
Ma ha anche lui i suoi punti di forza: le descrizioni, per esempio, sono molto belle perché dei paesaggi Groenlandesi e Islandesi c’è poco da dire in termine di descrizione – o per lo meno, c’era poco da dire dei posti che venivano visitati nel libro – e l’attenzione è stata focalizzata sugli usi, i costumi, le tradizioni, gli edifici e le persone che abitavano queste terre dando un quadro interessante dal punto di vista storico che, per quel che ne so, era anche abbastanza verosimile e accurato. Per me hanno avuto particolare effetto le descrizioni dei miti, del rapporto tra Thorgils e Odino, delle Antiche usanze scandinave e del contrasto con il Cristianesimo che in quel periodo storico stava cominciando a espandersi sempre più nel nord Europa. La lotta di alcuni per preservare le Antiche Vie sono qualcosa con cui non posso far altro che simpatizzare.

In conclusione? Un bel libro, che non ho trovato completamente di svago, più per le poche battaglie e parapiglie, inevitabilmente cruente, che per altro.
Ho preso questo libro in biblioteca senza sapere che era il primo di una trilogia e mi trovo incerta se continuare o meno perché se lo stile non mi ha fatto impazzire, sono curiosa di sapere come continua la storia di Thorgils.
Chi vivrà vedrà (allungarsi la TBR).

Un Fantastico Venerdì – Questioni di genere (letterario): lo sci-fi

Il genere fantascientifico – o science fiction – è un genere narrativo sviluppatosi tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Il nome, che deriva dal termine scientifiction già ci dice tutto: la narrativa fantascientifica contiene al suo interno un l’elemento scientifico. “Le storie di fantascienza sono quelle in cui un qualche aspetto di scienza futura o di alta tecnologia è così integrale alla storia che, se togli la scienza o la tecnologia, la storia collassa.” scrive Ben Bova, mettendo quindi bene in luce la caratteristica principale di questo genere narrativo

Come già detto, il genere nasce all’inizio del secolo scorso, mentre il termine scientifiction viene coniato nel 1926 in America, ad opera di Hugo Gernsback. Eppure questa narrativa ha dei padri illustri tra i nomi della letteratura. Innanzitutto esso poggia le sue basi sul romanzo scientifico, il cui esponente più noto al grande pubblico è sicuramente Jules Verne: mescolando la narrativa di viaggi e di scoperte – molto in voga tra sette ed ottocento – con elementi scientifici quali macchinari per volare (ne Il Giro del Mondo in 80 Giorni) per viaggiare nello spazio (in Dalla Terra alla Luna) e viaggi impossibili con conseguenti scoperte (Viaggio al Centro della Terra).
Sempre considerata narrativa scientifica è quella di H.G. Wells, autore, tra le tante opere, de La Guerra dei Mondi e de La Macchina del Tempo. Entrambi i romanzi hanno aperto la strada a due filoni fantascientifici: quello dell’incontro/scontro dell’essere umano con razze e culture aliene ed in particolare la prospettiva di un’invasione aliena sulla Terra, e quello dell’esplorazione del tempo mediante un mezzo di tipo meccanico – una macchina, appunto.
Ultima, ma non ultima, è doveroso citare Mary Shelley con il suo Frankenstein e L’Ultimo Uomo (The Last Man). Essi sono considerati da alcuni come il primo, vero nucleo di quella che un secolo dopo sarebbe diventata la narrativa di fantascienza e seppur con qualche sfumatura romantica – ma d’altronde è della moglie di Percy Shelley che stiamo parlando – e la presenza di un protagonista un po’ byroniano, troviamo in effetti il seme di alcuni temi che verranno affrontati poi nella successivo science fiction: l’uso dei macchinari per creare una nuova vita, la volontà di governare sulla natura ed il conseguente disastro, e passando a L’Ultimo Uomo, l’ambientazione apocalittica.

Con il passare del tempo il genere si è poi evoluto, diventando pian piano quello che conosciamo noi oggi, ed ha avuto una prima età dell’oro tra gli anni ’40 e ’50, quando autori come Ray Bradbury ed Isaav Asimov scrissero le loro opere (Cronache Marziane, Farenheit 451 e Il Ciclo della Fondazione per citarne solamente alcune) che hanno ispirato moltissimi autori successivi. D’altronde episodi come le due guerre mondiali e le scoperte scientifiche che gettavano nuova luce ed anche nuovi timori sul mondo, nonché la curiosità verso presunti canali artificiali presenti sul suolo di Marte (la cui scoperta, che fece scalpore a inizio del XIX sec. fu dovuta al vizio degli strumenti utilizzati) diedero molto da pensare e da scrivere agli autori dell’epoca. Più tardi si assistette anche ad una critica verso la società, quella di massa che negli anni sessant cominciava a prendere dimensioni gigantesche per il pensiero dell’epoca, e la disillusione e la paura derivanti dalla bomba atomica e dalla guerra fredda.

e3cf3f2ea9c722d63197f1d590fea4deQuali sono, dunque, i temi della fantascienza? Una prima e piccola distinzione possiamo farla tra quella che viene definita hard science fiction e soft science fiction: nella prima ricadono tutti quei libri che si concentrano principalmente sulle scienze e sullo sviluppo tecnologico, caratterizzandosi per la loro accuratezza scientifica. Tipiche soprattutto degli anni ’40, il termine venne coniato per differenziarle da quella che è considerata soft science fiction, una narrativa cui preme di meno la rigorosità scientifica e che indaga soprattutto su aspetti più umani, come la psicologia, la sociologia o la filosofia. In opere come Noi Marziani di Ray Bradbury l’ambientazione, la fantascienza, sono il veicolo attraverso il quale si indaga sull’umanità dei personaggi e l’importanza di appartenere davvero a questa vita, a questo pianeta. Particolarmente significativo è infatti il capitolo in cui Jack, il protagonista, si trova nella scuola del figlio per aggiustare uno degli innumerevoli maestri robot, che ai bambini impartiscono lezioni basate su ciò che è la Terra, o almeno ciò che era.
Altri temi affrontati sono l’incontro con altre razze: alieni, robot, cyborg, mostri e mutanti sostituiscono gli elfi, i nani e gli gnomi della narrazione fantastica tradizionale, presentando l’incontro con queste creature che spesso hanno caratteri diversi da quelli umani e sono percepiti come spaventosi, sebbene non sempre essi siano una minaccia per l’essere umano. In questo tipo di incontri si scatena la paura del diverso e quindi anche la percezione di sé stessi, la definizione di cosa sia essere umano.

Il barattolo dei libri da leggere – TBR Jar

Sabato mattina mi trovavo in quello stato penoso che consiste nel ciondolare davanti alla libreria, ripetendo insistentemente Non ho niente da leggere! mentre tua madre ti guarda schifata, prendendo in mano ogni singolo volume posseduto e non ancora letto – nel mio caso, molti. Ho una scelta vasta che, esattamente come quando non si ha scelta, si riflette nel non sapere cosa fare.
La mia scusante è che scelgo i libri in base all’umore e a ciò che in quel momento mi sento di leggere – per quello ho preso in mano un libro già letto, ma che adoro – però facendo così la pila si allunga e va a finire che ignoro i libri che ho per prenderne in biblioteca o comprarne altri. E anche se sono sicura che gli editori siano piuttosto contenti della cosa, oggi pomeriggio ho creato il mio barattolo dei libri da leggere.

wpid-img_20150209_154622.jpgL’ho riempito coi titoli dei libri che mi preme più cominciare. L’estrazione si è già verificata ed uno dei vincitori lo vedete nella foto: We are all completely beside ourselves e La ragazza di fuoco (Hunger Games #2) sono i primi due estratti.
Del primo sono contenta, perché comprai quel libro spinta dalla cuoriosità che mi aveva messo addosso BookDepository. Del secondo, sono ancora un po’ indecisa: voglio sapere come procede la storia, anche se non mi interessa completamente.
Vedremo se, a fine mese, sarò riuscita a completare le letture! 😀

Letti in Gennaio – January Wrap Up

Gennaio è passato in un batter d’occhio e a me sembra di non essere riuscita a leggere niente mentre ero via.
Eppure, fuor dal nulla, ben cinque volumi sono andati ad inaugurare la Goodreads Challenge:

  • Handbook for Dragon Slayers di Marrie Haskell – peccato letterario di età consigliata 8-12 anni, ma insomma i racconti sono per tutti e le favole di più! Letto in inglese, volume dalla copertina bellissima e dalla storia semplice, ma molto bella – e adatta a chi ama i draghi, i personaggi un po’ buffi e la ricerca adolescenziale di uno scopo e di un posto nel mondo. Essendo destinato ai ragazzi l’inglese è semplice, il linguaggio diretto e senza troppe descrizioni, ma ci sono alcuni passi molto belli di Mathila, la protagonista, principessa zoppa che decide di andare a cacciare draghi insieme ad un paio di amici e di difendere la propria terra.
  • Neverwhere di Neil Gaiman – Sicuramente il mio preferito tra tutti, questo mese, nonostante la scelta sia ardua. Moderno Alice nel Paese delle Meraviglia, critica alla società, esplorazione dell’animo umano: un libro che è tutto questo, e anche un po’ di più. Richard, un ragazzo che più normale non si più, in seguito ad una serie di eventi si trova a viaggare tra Londra di Sopra e Londra di Sotto (Londo Above e Lond Below) incontrando strane ragazzine col dono di aprire le porte, marchesi scorbutici che usano favori dovuti come moneta corrente, due assassini cui vanno attribuite varie catastrofi nel corso della storia, una cacciatrice dallo strano passato, un angelo, degli strani monaci. Cupo e a volte grottesco è impossibile non venire catturati da questa parata di personaggi e dalla sua storia.
  • The Giver di Lois Lowry – Questo non è durato nemmeno 24 ore, ma la colpa non è mia: la storia non è lunghissima, la lettura scorre veloce nel tentativo di individuare e comprendere ogni singolo meccanismo della società in cui vive Jonas che ti lascia attonito perché ogni volta si toglie qualcosa, è una descrizione in negativo tanto che il mondo pian piano si tinge di grigio. Quasi più simile allo stile narrativo della fiaba – i personaggi non sono caratterizzati, ma sono figure: l’eroe, l’antieroe, il cattivo, l’oggetto magico – e primo voluto di una quadrilogia che non vedo l’ora di continuare, è una storia perfetta sia per ragazzi grandicelli che per gli adulti. Per ricordarsi cosa sono i suoni, i colori, le emozioni e tutte quelle cose che diamo per scontate, a cui non facciamo caso, ma che ci riempiono la vita.
  • Eleanor & Park di Rainbow Rowell – Libro preso letteralmente a caso in libreria. Massì, mi sono detta, diamogli un’opportunità. Tutti sembrano amarlo, e sembrano amare l’autrice, e mal che sarà il classico romanzo d’amore adolescenziale. Non è così: l’ho terminato in soli due giorni, presa dalla storia di questi due sedicenni – ognuno coi suoi problemi in famiglia, ognuno coi suoi problemi nei confronti del mondo, ognuno diverso dagli altri a modo suo – che affrontano non “la prima cotta”, ma il primo Amore. Quello disinteressato, travolgente, bello da morire, che ti fa dimenticare che al di là della soglia il mondo è pieno di preoccupazioni e cose brutte. Pieno di sentimento, di lacrime, di risate, di sospiri di sollievo, di rabbia, di paura e della maggior parte delle emozioni che cuore umano possa provare. E di musica.
  • Colazione da Tiffany di Truman Capote – New York: uno scapolo che sogna di diventare scrittore ed una ragazza ingenua, che del mondo non si capisce se ha intuito di più o di meno delle persone che le stanno intorno, con quel suo modo di fare spigliato, senza imbarazzi, naif e allegro e quegli occhiali neri che nascondono problemi e affanni. Era un po’ che mi ero ripromessa di leggere questo racconto breve, poco più di cento pagine in tutto, perché il film mi è sempre piaciuto molto. Il confronto è dietro l’angolo!

Un Fantastico Venerdì – Questioni di genere (letterario): l’high fantasy

Nel corso del tempo, la narrativa fantastica ha sviluppato temi sempre più nuovi e nuove forme espressive per trasmettere il proprio messaggio. All’interno di quello che possiamo definire come fantastico, in quanto genere che non parla delle esperienze della quotidianità, vi sono infatti moltissimi sottogeneri che a loro volta hanno avuto sviluppi specifici.
In linea di massima – e senza considerare contaminazioni letterarie varie ed eventuali– sono tre i sottogeneri più conosciuti e amati:

  • L’high fantasy
  • Lo sci-fi
  • Il gotico contemporaneo

Questa settimana ci concentreremo sull’high fantasy o fantasy epico, visto come espressione classica della narrativa fantastica e la cui discendenza si va di solito a porre nelle mani di J.R.R. Tolkien, nonostante egli non fu il solo scrittore a sviluppare il genere né il primo a scrivere di mondi fantastici – nonostante l’opinione di molti.
Il fantasy epico, o high fantasy, deve il suo nome al carattere alto ed epico, appunto, dei temi che tratta, direttamente collegati all’ispirazione del genere alle mitologie antiche ed agli antichi poemi epici: non bisogna dimenticare che Tolkien stesso, il cui lavoro ha indubbiato ispirato generazioni successive di scrittori, era profondo conoscitore dell’Edda, della mitologia norrena in generale, nonché studioso di anglosassone – ci rimangono ancora oggi i suoi studi sul Beowulf e sir Galvano e il cavaliere verde che potete trovare nel volume Il medioevo e il Fantastico.
È anche questo il motivo per cui il mondo – che spesso tende ad essere un’ambientazione parallela senza alcun legame con la nostra quotidianità – è spesso popolato di esseri come elfi, fate, gnomi e draghi, con la presenza dell’elemento magico e quindi di maghi, streghe e stregoni, attingendo a piene mani, da questo punto di vista, al folklore europeo ed alle fiabe.

Tra i temi che vengono affrontati vi è lo scontro tra le forze del bene e quelle del male, spesso in un clima di pericolo in cui si cerca di salvare il mondo o parte di esso, o anche solamente la vita del protagonista e/o dei suoi compagni ed alleati. L’obiettivo finale è, quindi, quello di ritornare ad una condizione originaria di normalità, prima dell’accadimento perturbante che ha scatenato il viaggio e che porta i personaggi a muoversi all’interno del mondo – altra caratteristica in comune con i racconti fiabeschi.
Questo scontro tra bene e male, però, non sempre è un conflitto che coinvolge il mondo intero: a volte lo scontro si ha tra due o più gruppi di persone – come accade a Dubhe che è costretta a scappare tutta la vita dalla Gilda degli Assassini ne le Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi, altre volte invece questa lotta tra il bene ed il male si esplica anche in una dimensione psicologica e personale di uno o più personaggi, chiamati a riflettere su sé stessi e sul proprio essere.

Come in ogni altro viaggio, difatti, anche nel fantasy epico non è da sottovalutare l’importanza dell’evoluzione del personaggio principale che è sottoposto ad un processo di crescita, ne sia egli consapevole o meno, proprio a causa degli eventi spesso traumatici cui il viaggio lo mette di fronte.
Ciò è ancor più vero nel momento in cui ci rendiamo conto che il personaggio principale, al contrario del fantasy eroico, di diventare centro della vicenda non lo sospetterebbe nemmeno nei propri sogni più audaci.

50d8872fec22a2ccf47f22bb96d5e12eMolto spesso infatti, ed ultimamente ho visto parecchie critiche a questo elemento, il protagonista principale viene scelto – o si offre, in alcuni casi, anche quando non conosce la strada – per intraprendere la quest in base a sue particolari qualità, non ultimo il fatto che spesso sia ritenuto speciale e diverso dagli altri: Richard che scopre di essere il Cercatore ne La Spada della Verità di Terry Goodkind è solo uno dei tanti esempi di prescelti che popolano questo genere. Certo, ci vuole un minimo di criterio per decidere come e perché rendere un personaggio diverso e speciale nel suo mondo, ma è anche vero che se ci trovassimo di fronte all’ultimo dei servi della gleba la storia non avrebbe il minimo seguito. O forse no…

Spesso la crescita non è limitata solamente al personaggio principale, ma anche ai personaggi secondari ed ai co-protagonisti o almeno tutti coloro che sono coinvolti nel cambiamento che, per forza di cose, il mondo sta subendo. Poiché, nonostante lo sforzo per ritornare ad una condizione di pace originaria, nonostante si cerchi di eliminare l’elemento perturbante e di tornare alla pace, le cose non potranno essere le stesse ed i personaggi sono chiamati ad affrontare questa realtà.
Come può il mondo tornare alla normalità dopo che sono successe tante cose brutte?
Questo è argomento per un altro post, buon week end a tutti!